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Castello Aragonese

Il Castello sorge sulla piazza omonima e rappresenta, con i Bronzi di Riace, uno dei simboli di Reggio Calabria. E’ chiamato aragonese, ma risale a molti secoli prima della venuta dei d’Aragona: sembra, infatti, che la struttura – a carattere certamente difensivo – sia stata costruita, su un preesistente nucleo fortificato, intorno al 536-550, prima che Totila distruggesse la città.
Nel corso dei secoli, il maniero è stato variamente modificato e restaurato. In particolare, vi misero mano i Bizantini e i Normanni, sotto i quali fu sede del ducato. Nel Quattrocento, Ferdinando d’Aragona fece innalzare due torri merlate circolari, realizzò il rivellino e fece scavare il fossato; nel Cinquecento, l’imperatore Carlo V ne potenziò le fortificazioni.
In epoca borbonica cominciò la decadenza del castello, che fu anche caserma. In seguito, pur avendo resistito ai terremoti che hanno devastato Reggio, è stato parzialmente demolito per esigenze urbanistiche. Dal 1956 il Castello ospita l’Osservatorio dell’Istituto Nazionale di Geofisica. Restaurato di recente, il Castello è ora utilizzato come sede di esposizioni e mostre d’arte.

Museo nazionale della Magna grecia

Istituito nel 1882 e aperto al pubblico nel 1954, il Museo espone reperti archeologici trovati in Calabria dalla fine dell'Ottocento e sezioni di arte medievale e moderna. I reperti, numerosissimi e preziosi, spaziano dalla preistoria alla protostoria.
Tra i più importanti, ricordiamo il Graffito dell’era paleolitica, raffigurante un bue; i corredi funebri dell’età del bronzo, le Pinakes, tavolette votive in terracotta, abbellite e impreziosite da altorilievi; l’imponente Gruppo dei Dioscuri; la Testa del Filosofo, magnifico bronzo risalente, probabilmente, al V sec. a.C., ritrovato nella zona di Porticello; la coeva Testa di Basilea, pure in bronzo; la testa di marmo che raffigura il dio Apollo. Su tutti i reperti, nella sezione di archeologia subacquea, spiccano i celebri Bronzi di Riace, recuperati nel 1972 a Riace Marina nel Mar Ionio: sono le statue di due guerrieri possenti, raro esempio di scultura greca in bronzo del V secolo a.C., che rappresentano il maggior ritrovamento archeologico marino del Novecento. Notevole è anche la sezione dedicata a Lokroi Epizephyriai e alle aree sacre, che espone – tra l’altro – vasi a figure nere e rosse e specchi in bronzo, tipici dell'artigianato locrese.
Al primo piano sono le sale dedicate ai reperti delle colonie e delle sub-colonie greche del territorio calabrese. Con reperti provenienti soprattutto dalle necropoli e dalle aree sacre, sono documentati aspetti della vita degli insediamenti più importanti, tra cui Reggio.
Al secondo piano è la sezione d’arte bizantina, medievale e moderna inaugurata nel 1969. Importanti sono qui gli elementi architettonici decorativi provenienti dall'abbazia di Santa Maria di Terreti.


Lungomare


Il più bel chilometro d’Italia. Così Gabriele D’Annunzio ha definito il Lungomare di Reggio Calabria, uno dei paesaggi più suggestivi del mondo. Romantico e solare, poetico e scintillante, il Lungomare è formato dalle tre vie: Lungomare Falcomatà (in precedenza Lungomare Matteotti), Corso Vittorio Emanuele III e Viale Genoese Zerbi. Vi si ammira un panorama meraviglioso, dato dallo Stretto di Messina, azzurro d’acque e di mistero, dalla città di Messina, dall’Etna, dalla remota catena dei Monti Peloritani.
Ma la singolarità del Lungomare è data anche dalla varietà di piante centenarie che fiancheggiano il viale: magnolie, datteri, banani, ficus, si susseguono via via, quasi a formare un orto botanico sui generis e a esaltare, tra luci e ombre, i sontuosi palazzi classicheggianti o in stile liberty che vi si allineano.
Ma il Lungomare è anche luogo di memorie. Chi lo percorre incontra diversi monumenti dedicati ai figli più illustri di Reggio. Ricordiamo quello a Corrado Alvaro, narratore di vena realistica, che si trova all'altezza di Piazza Indipendenza: è opera di Alessandro Monteleone e si compone di tre blocchi di travertino, su cui sono incisi i passi più noti del grande scrittore calabrese. Poco lontano s’innalza il Monumento ai Caduti, opera di Francesco Jerace (1930), con la grande statua in bronzo di Atena che ricorda lo sbarco in città di Vittorio Emanuele III nel 1900.
E ancora sul Lungomare si ammirano i resti delle mura greche del IV secolo a.C., racchiusi da un recinto, e quelli delle terme romane, con qualche traccia dei pavimenti originali a mosaico. Sul finire del tragitto s’apre l'ampio giardino di Villa Comunale, istituito nel 1984 come orto botanico e ricco di rare piante esotiche. Nei pressi si trova Piazza Garibaldi, con un notevole monumento dedicato all'eroe dei due mondi, opera del Monteleone.


Duomo di Reggio Calabria



Nata in epoca normanna, la Cattedrale fu ricostruita nel Settecento: distrutta dal terremoto del 1783, fu ricostruita nuovamente, secondo una struttura a croce latina e a tre navate. Distrutta poi dal terremoto del 1908, fu ricostruita, ancora una volta, in forme ispirate al romanico, su disegno dell'architetto Padre Carmelo Umberto Angiolini. L’edificio fu consacrato nel 1928 e dedicato a Maria Santissima Assunta. Con la Bolla pontificia Inter honorifìcos del 21 giugno 1978, la Cattedrale è stata eretta in Basilica Minore. L’edificio è uno dei maggiori templi della Cristianità in Calabria ed è meta costante di pellegrini che da settembre a novembre possono ammirare anche la grande vara della Madonna della Consolazione che viene qua portata dalla Basilica della Madonna della Consolazione (Eremo) dove dimora per il resto dell’anno.
Il prospetto neo-romanico si presenta con quattro torrette traforate sormontate da cupole. Al centro della scalinata che conduce all'imponente facciata, sono le statue di San Paolo e Santo Stefano di Nicea, primo vescovo della città, opere di Francesco Jerace. Al centro spicca una trifora sormontata da un rosone. L'ingresso è caratterizzato da tre portali bronzei degli artisti Nunzio Bibbò, Luigi Venturini e Biagio Poidimani.
L'interno è in stile romanico con motivi d'ispirazione classica: le tre navate sono divise da colonne a fascio, ove sono varie cappellette con i monumenti sepolcrali dei vescovi. L’abside è poligonale, il soffitto è a capriate scoperte, con cassettoni policromi. Il tempio custodisce preziose opere d'arte, tra cui: l'altar maggiore, opera dello scultore Barca (XX sec.), con l’ottocentesca cattedra arcivescovile in marmo, opera del Monteleone; l'altare basilicale di Antonio Berti, decorato con un bassorilievo in bronzo; un pulpito marmoreo di Francesco Jerace, decorato con due palme in travertino; alcune tele ottocentesche, di Giuseppe Crestadoro e del Minaldi. Nella parte terminale della navata destra si trova, protetto da un’urna di vetro, un tronco di colonna che secondo la tradizione sarebbe stata accesa miracolosamente da San Paolo. Nelle otto nicchie laterali vi sono le statue dei santi Pietro, Paolo, Luca, Matteo, Marco, Giovanni, Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
Stupenda è poi la Cappella del Santissimo Sacramento, considerata l'espressione più significativa del barocco ornamentale reggino. Eretta nel 1548 dalla Congregazione omonima, essa fu ricostruita nel primo Seicento. L'opera di abbellimento della Cappella, iniziata intorno al 1640, fu interrotta nel 1642 e ripresa nel 1655 da Placido Brandamonte, maestro scalpellino messinese. La pianta della Cappella è quadrata, con pilastri di riempimento nei quattro angoli, interamente rivestita di marmi policromi damascati; quattro grandi e preziose colonne monolitiche di portoro nero introducono all'altare, in cui si trova, inserito in una ricca cornice marmorea, il dipinto del messinese Domenico Marolì, raffigurante il Sacrificio di Melchisedech (1665).

Teatro Comunale Francesco Cilea

Il Teatro Comunale sorge in Corso Garibaldi, sull’area dell’ex convento dei Domenicani. Il progetto originario, disegnato dagli ingegneri De Simone e Laviny, risale al 1919, ma i lavori di costruzione subirono vari intralci e interruzioni, per cui il Teatro fu inaugurato solo nel 1931. Dedicato a Francesco Cilea, il maggior compositore calabrese, il Teatro è il maggiore della Calabria: pur essendo maestoso, presenta architettura e arredamenti raffinati, in uno stile classico improntato alla sobrietà.
La facciata principale si caratterizza per un corpo centrale sporgente al piano terra, cui si accede attraverso una scalinata centrale e due rampe laterali. Segue l’atrio realizzato su due livelli, con colonne raffinate e rivestimenti in marmo. Dopo l’atrio, la sala centrale si estende in forma di ferro di cavallo. Essa contiene 1500 posti e si sviluppa in altezza in tre ordini di palchi e un loggione, interrotti al centro da un palco d’onore. Dalla sala si arriva alla torre scenica, costituita dal palcoscenico, dai camerini e dai depositi. Dopo una serie di lavori di ampliamento e ammodernamento, che fecero del “Cilea” una fra le strutture teatrali più belle e funzionali d'Italia, il Teatro fu inaugurato una seconda volta nel 1964, con il Trovatore di Verdi. Seguono gli anni d’oro, in cui la struttura accoglie compagnie di prosa, varietà e teatrali, con grandi artisti italiani e stranieri. Nel 1985 il Teatro fu dichiarato inagibile e sottoposto a ristrutturazione. Dopo diciotto anni di interminabili lavori, il Teatro è stato restituito alla città, completamente rinnovato, ed ha ripreso la sua lunga tradizione culturale. Dal 2008 alcuni locali del Teatro accolgono la nuova Pinacoteca Civica.

Chiesa degli Ottimati

La medievale Chiesa degli Ottimati sorge presso il Castello. Riedificata nel Settecento, la chiesa riprendeva lo stile bizantino a pianta centrale. Nel 1583 la Chiesa fu dichiarata “Cappella della Venerabile Congregazione dei Nobili del Gesù sotto il titolo della SS. Annunziata” e affidata ai Gesuiti. Nel 1594 la Chiesa e la Cappella vengono distrutte dai Turchi. Molto danneggiato dal sisma del 1783, l’edificio viene recuperato dai Gesuiti nel 1850. Nel 1916, una dissennata politica urbanistica distrugge completamente la chiesa e la cripta: si salvano solo i mosaici, quattro colonne, oggi all’ingresso, l'Annunciazione di Maria Vergine, grande e preziosa pala d'altare tardo-rinascimentale su tela, opera giovanile di Alessandro Ciampelli (1597) e una tela del Mancinelli (1540) raffigurante Sant’Ignazio di Loyola, entrambe conservate all'interno della chiesa. Il tempio fu ricostruito nel 1933, in stile arabo-normanno. Il prospetto mostra un bel portale a ogiva, affiancato da due colonnine gotiche; sopra di esso, campeggia un bel rosone. Sotto le finestre ogivali stanno lapidi che ricordano alcuni avvenimenti importanti per la chiesa. L’interno presenta una pianta a croce latina e tre navate: le due laterali sono coperte da volte a crociera, mentre quella centrale da volte a botte, sorrette al centro da colonne. Il pavimento musivo della Chiesa è uno dei manufatti artistici più significativi del territorio, e forse dell’intera regione. Alla devozione gesuitica appartiene il dipinto raffigurante “Sant’Ignazio di Loyola con il libro della regola dell’Ordine”, che richiama l’illustre prototipo romano della Chiesa del Gesù, espressione di una politica di riaffermazione voluta dall’Ordine al suo rientro dopo la dolorosa espulsione settecentesca. Notevoli sono ancora alcuni stemmi marmorei di nobili famiglie reggine e un grande Crocefisso ligneo novecentesco.

Villa comunale

Nata come Orto Botanico, la Villa fu realizzata per iniziativa della Società Economica e Comizio Agrario che acquistò l’area nel 1850. Nel suo ambito fu realizzata nel 1880 una struttura in stile neoclassico, che ospitava l’Osservatorio Meteorologico e Geodinamico. Alla fine dell’Ottocento, l’Orto Botanico divenne di proprietà demaniale e fu trasformato in giardini pubblici. Nel 1896, i giardini vennero inaugurati e aperti al pubblico.
Nel 1907, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, fu inaugurato il busto bronzeo di Re Umberto I, realizzato dallo scultore Concesso Barca: da quel momento, i giardini presero il nome di "giardini Pubblici Umberto I".
Il busto del re Umberto si trova all’ingresso dei giardini, dal lato di Corso Garibaldi.
Tra le piante esotiche del giardino si possono ammirare i busti di eminenti personalità reggine, come quello bronzeo di Domenico Tripepi, quello del patriota Antonio Plutino e quello di Rocco Zerbi. Il giardino contiene inoltre la Stele del Partigiano (1944), il Monumento in onore dei caduti per servizio istituzionale (1992), una moderna scultura realizzata negli anni ’70, e il Portale di casa Vitrioli, in pietra di Siracusa, una delle poche strutture che ha resistito al sisma del 1908.

Corso Garibaldi

Lungo più di due chilometri, Corso Garibaldi è fra le arterie principali di Reggio. Esso congiunge la parte settentrionale della città, dal Museo Nazionale Archeologico – che sorge in Piazza De Nava – ai quartieri meridionali, che iniziano nelle vicinanze di Villa Comunale. I Reggini ne sono innamorati e fieri: lo chiamano semplicemente e affettuosamente “il Corso”. Luogo d’incontro e di passeggio, specialmente serale, è costellato di splendidi negozi e di belle vetrine, di bar e caffè. Insomma, è il cuore del centro storico e dello shopping elegante cittadino, è uno dei simboli della città.
Da Corso Garibaldi si dipartono diverse vie che conducono sul Lungomare, ma l’arteria è uno spettacolo in se stessa, per le piazze che attraversa e per i palazzi che vi si affacciano. Partendo da nord in direzione sud, si incontra anzitutto Palazzo Corigliano, in stile liberty, seguito dalla Chiesa Battista, dalla Chiesa di San Giuseppe, e dalla Chiesa di San Giorgio al Corso, chiamata anche Tempio della Vittoria.
Proseguendo verso sud si incontra il Teatro Comunale, intitolato a Francesco Cilea, il massimo compositore musicale della Calabria. Il Teatro ospita l’interessante Centro di Documentazione delle Arti Popolari Calabresi. Di fronte al Teatro s’apre Piazza Vittorio Emanuele II, più nota come Piazza Italia, su cui sorge il Monumento all’Italia, eretto nel 1868, e prospettano alcuni fra i più importanti palazzi della città: il Palazzo della Provincia, il Palazzo Municipale, il Palazzo della Prefettura. Poco più avanti sorge Palazzo Nesci, l’unico edificio di Corso Garibaldi che sia sopravvissuto al terremoto del 1908. Alla fine del Corso stanno Piazzetta Camagna, Piazza Duomo con la Cattedrale, la Villa Comunale e Piazza Garibaldi, con la statua dedicata all’eroe dei due mondi.

Bronzi di Riace













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